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domenica 1 febbraio 2026

* una capatina, giusto per....*

 Eccomi di nuovo in questo terrazzo che sembra abbandonato, ed é pur vero... Peró finché possa venire a visitare questo spazio che un tempo era pieno di voci e di presenze, anche se virtuali, ma frequenti, costanti, che riempivano lo spazio soleggiato e  fresco davanti al mare, ci faremo compagnia. 

Mi ricordo quando abbiamo iniziato quest'avventura di darci appuntamento una dozzina di donne di origine italiana sparse per il mondo, ma che avevano un grande desiderio di comunicare, di sentirsi vicine grazie a quel misterioso sentimento e quella necessitá di amicizia che ha rallegrato per quasi tre lustri la tua e la loro esistenza.

Era bello venire tutti i giorni per vedere se trovavamo qualche post scritto sia dall'Australia o dal Canada, oppure dal Brasile o Argentina, dove ognuna di noi abitava. Ognuna di noi aveva una storia di emigrazione, quasi tutte senza averla scelto perché eravamo emigrate al seguito delle nostre famiglie, a causa di decisioni non nostre perché bambine, ma che avevano cambiato la nostra sorte, il nostro futuro. Mai saputo se in meglio o in peggio, se fosse stato meglio rimanere in patria oppure affrontare un'avventura piena di incognite. Eravamo piccole, non ci restava che seguire le nostre famiglie e le loro scelte.

La decisione e la scelta del luogo dove emigrare era sempre del padre di ogni famiglia. Le mogli seguivano volenti o nolenti il loro uomo al quale avevano promesso al momento di unire le loro esistenze davanti all'autoritá civile e religiosa di seguirli nella buona e nella cattiva sorte.

Erano gli anni 50 e 60 e il mondo viveva situazioni particolari post periodo bellico che spinsero milioni di europei a emigrare verso terre lontane. Le Americhe e l'Australia furono le prescelte perché erano territori da popolare, da far crescere, da costruire tutto quello che mancava. Per tutti lasciare la loro terra fu duro e faticoso, ma per alcuni fu inaspettatamente fortunato. 

Comunque le famiglie si adattarono, i loro figli pure, forse con piú facilitá degli adulti. Impararono subito la lingua, cosa che agli adulti era piú difficile. Poi passarono gli anni e queste giovani generazioni si adattarono egregiamente, ma non abbandonarono la lingua e la cultura originaria, in molti casi.

 Altri, per diverse ragioni non furono favoriti a mantenere la lingua dei genitori, ma le abitudini si tramandarono, anche se piano piano si trasformarono dando luogo a qualcosa di nuovo e originale nelle terre dove erano approdati. Ogni provenienza aveva apportato una ereditá che nella interazione e integrazione diede luogo a una cultura nuova, ricca e singolare.

Comunque caro blog, tu lo hai visto attraverso ogni nostro post, ogni nostro racconto, come si era trasformata la nostra vita con una impronta data anche dal luogo in cui si erano stabilite le nostre famiglie. E cosí siamo cresciute con il cuore diviso a metá e una doppia cultura che sicuramente ci aveva arricchite.

Ora ti lascio, ma torno e sicuramente avró molto altro da aggiungere e raccontare. A presto.