Sakineh: La lettera di Valéry Giscard D'Estaigne
NO ALLA LAPIDAZIONE DI Sakineh Mohammadi Ashtiani,
Domenica, 29 agosto 2010 alle 10:20
"Per principio, mi astengo dall'intervenire nelle procedure giudiziarie in atto in uno stato estero. Ma la sorte riservata a Sakineh Mohammadi Ashtiani non mi appare compatibile con gli usi e i principi del mondo contemporaneo.
Fin dalle sue origini, l'umanità si è sempre sforzata di superare i propri comportamenti primitivi e crudeli. In tutte le culture, la civiltà mira a conseguire l'abolizione di pratiche che attentano alla dignità dell'essere umano. Una di queste è la lapidazione.
La pena che si intende infliggere a Sakineh ci riporta ai tempi più bui dell'umanità. Ben altro meriterebbe la grande cultura persiana, che tanto ha contribuito a elevare la civiltà umana. Possano le autorità iraniane tenerne conto, finché sono ancora in tempo."
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Commento di una utente di facebook alla lettera di Giscard d'Estaigne:
“L’applicazione della sentenza è stata bloccata ed è in corso un riesame da parte della magistratura“. Lo ha detto Ramin Mehmanparast, portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, a proposito di Sakineh Mohammadi Ashtiani, condannata a ...morte per adulterio e omicidio, mediante lapidazione.
Di certo, se alla donna di 43 anni, madre di due figli, dovesse essere salvata la vita, non diremmo grazie ad Ahmadinejad & Co. Perché è di per sé inammissibile e incivile quanto sta avvenendo. In Iran, infatti, sono in vigore leggi che in Europa hanno eguali solo nel Medioevo.
E correttamente per il ministro degli esteri dell’Ue, Catherine Ashton, è arrivato il momento di dire basta a pratiche d’altri tempi.
In più, il ministro francese Bernard Kouchner ha inviato all’Unione Europea un messaggio con cui si chiede di porre in essere azioni comuni sia per salvare la donna che per ipotizzare possibili sanzioni contro l’Iran.
Queste ultime, comunque, dovrebbero esserci, a prescindere dalle sorti di Sakineh. Perché a Teheran esistono tante donne che rischiano di fare la stessa fine con la sfortuna di non avere i riflettori del mondo puntati. Per non parlare, poi, degli omosessuali, appesi alle gru.
Insomma, bisognerebbe passare dalle parole ai fatti. Perché il rispetto dell’essere umano dovrebbe essere un valore universale da tutelare, senza se e senza ma, mettendo da parte interessi politici e conseguenze economiche.
Non è un argomento che ammette giustificazioni di relativismo culturale né sofismi diplomatici.
Altrimenti la società mondiale non può evolversi, destinata ad una frammentazione pericolosa, governata dal menefreghismo.
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