| Prima di tutto chiedo scusarmi, perchè al momento della macumba per M.Rosa, mi sono distratta ed ho pensato al blog. Mò debbo rifarla per lei. Il problema della macumba è che se la prepari per una cosa e la fai per un altra, viene al contrario... Scherzo, perchè in realtà ho vagamente idea di cosa sia e come funzioni, sò che è per chi ci crede una cosa molto seria. Ci sono persone che si strabiliscono di due galli in un pollaio, io ho sempre trovato strano uno solo. Ma quello che volevo dire oggi, che `e stato meraviglioso svegliarsi con due bellissimi racconti. TITTY, oltre che bellissimo il tuo racconto, ed anche tristissimo, è stato un piacere leggerlo. Il mio ricordo dei famosi tre giorni in albergo prima di andare alla nuova casa, l'ho vivido fino ad oggi, e credo che più di ogni altra cosa. In primo posto il distacco che, anche se piccola, lo sentivo definitivo, all'epoca, forse per la casa vuota, i pianti dei parenti, quel viaggio in treno fino a Napoli da Salerno, e chi lo dimentica...poi un viaggio in nave che non mi ha detto veramente niente, e poi il famoso albergo, ogni tanto ci passo davanti...cercando di rtirovare il ricordo di allora, ma non torna ,a non essere come doloroso ricordo, niente più, non riesco ad avere le sensazioni, e poi alcune volte ci sono entrata con mio fratello e moglie perchè una famosa pittrice brasiliana, ci fissò residenza fino alla morte, e lì diventò un punto di ritrovo di artisti(io ero solo invitata). Ma il più impressionante per me è stata la prima incursione in città, quelle facce tanto diverse. E questo per me oggi è un mistero, perchè le città sono anonime, non è che camminando per Roma vedevo le facce della gente, e quindi non si spiega l'estraneità a non essere, come ho già detto altre volte che i negri per la strada, normali come noi mi hanno fatto un impressione indelebile. A Roma li vedevo come guardavo in teatro i costumi, perchè usavano i loro abiti tipici, erano credo africani, e per lo più circolavano nell'area del vaticano, anche per me quella ,magica ,perchè andavamo spesso alla messa alla domenica lì, quindi avevo il teatro e gli attori. Qui no, qui erano semplici spettatori come me... Quella pausa che tu fai della curiosità della nuova casa, è quello che si ripeteva al lungo dei primi tempi, è questo che io credo, amenizzi questa visione tanto dolorosa e negativa dell'emigrazione. C'era il nuovo, c'era un mondo da scoprire, è questo che voglio dire dei fagioli a casa o fuori. C'era soprattutto, almeno per gli adulti, la speranza, e quella non è l'ultima che muore, non muore mai, muoriamo prima noi. Noi viviamo di speranze, che finisca il caldo, che venga l'estate, che se ne vada il freddo, che un malato si curi, che domani sia un giorno migliore, che il pittore arrivi, che il raccolto sia buono, che una malattia si curi, insomma, dove non c'è la speranza nella vita di ognuno? E se questa speranza, che in fondo è vita, se stà altrove, gli andiamo dietro. Io credo sia tutto lì. L'emigrazione è una corsa dietro alla speranza, e per questo non é tanto tragica così, sofferta ma smepre viva. GIUSEPPE - grazie di tutto quello che hai scritto, io sinceramente sapevo pochissimo della storia del Canadà, figurati i dettagli. E l'hai spiegato tanto diddaticamente che credo io l'abbia imparato.Aspetto con ansia il seguito...è strano come nelle americhe in generale, si parli degli USA, e di tutti i paesi, Afrgenina, Brasile, ma il Canadà lo conosco solo come un paese di opportunità, non ci è tanto familiare come gli altri. Io parlo anche delle scuole che insegnano e poco ne parlano, non solo di me. Comunque è stata interessantissima la lezione, il racconto, come vuoi tu, ed aspetto con ansia il resto. Grazie. Lucia, ho visto che la reversione della macumba ha già fatto effetto. Un bacione atutti e vi devo dire che, stamattina ho aperto la TV solo ora... Anna | |||
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UN POSTO DOVE INCONTRARCI IN ARMONIA E PER SCAMBIARCI LA NOSTRA AMICIZIA.
* Il terrazzo sul mare è un luogo immaginario dove un gruppo di amiche, virtuali e non, ma di origine italiana, sparse in tre continenti diversi, si incontrano per scambiarsi le proprie piccole vicende quotidiane, i propri pensieri e il loro affetto.
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venerdì 14 agosto 2009
TITTY e GIUSEPPE
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