In questa città cosmopolita che è Montreal ci alziamo il mattino e scendiamo in strada con la mente già programmata a una convivenza pacicifica con gente di ogni dove. È il senso civico di ogni singolo individuo il denominatore comune di una buona intesa reciproca vissuta in un ammirevole scambio interculturale che ci permette di convivere in pace con tutti e nel rispetto di ognuno. Ve lo immaginate se qui qui scoppiasse la scintilla del malinteso? Montreal, la città che in una mia poesia ho definito la "moderna Babilonia" diverrebbe una seconda Sarajevo. E qui, cara Lucia, ci sono anche gli indiani, un tempo padroni di queste terre conquistate dagli europei così come da film western. Vivono nelle loro riserve e convivono con noi; e godono di mille e mille privilegi stipulati anni ed anni fa da patti che oggi come oggi potrebbero pure essere riveduti e corretti!!! (non mi addentro in materia, dico solo che non pagano tante tasse come noialtri). David Crockett, a quanto ho potuto vedere, (entrando in Google e digitando "David Crockett" oppure "Forte Alamo") non dovrebbe essere canadese, bensì statunitense (e Forte Alamo appunto lo conferma). Quand'ero ancora in Italia pensando all'America non distinguevo nemmeno io tra Canada e Strati Uniti. L'ho realizzato una volta giunto qui che sono due stati completamente differenti. Cara Anna, 42 anni fa quando giunsi a Montreal ebbi il tuo stesso problema di comprensione nei riguardo del francese di qui. Il francese che parla il popolo del Quebec è un dialetto completamente diverso dal francese di Francia. A quei tempi alcuni programmi televisivi li capivo ed altri no. Mi spiegarono che alcune erano trasmissioni locali ed altre venivano direttamente dalla Francia. Quel 27 agosto 1967 appena atterrato, nell'aeroporto la mia attenzione fu attratta da due signore che parlavano una lingua per me "incomprensibile": non era francese, non era inglese, non era tedesco (perché le avrei intuite anche se avevo studiato solo il francese in Italia).. Passando la dogana pensai tra me e me: "Chissà che non sono arrivato in Papuasia?". Erano venuti a prendermi mia sorella e mio cognato con la macchina di un loro amico e c'era pure la moglie di questi (che era francese). Sulla strada verso casa mia sorella e l'altra signora cominciarono a parlare tra loro..."Ehi, ma che lingua parlate?", feci io nel riudire quello strano accento delle due signore di prima! Subito intervenne mio cognato e mi spiegò che il francese che conoscevo io non era quello di qui, ma quello di lì in Francia! A poco a poco mi ci sono abituato e lo capisco anch'io quello che i quebecchesi pensano sia il "vero francese". Vi faccio solo qualche esempio. Il termine "si" ="oui", loro non pronunziano "uì", ma dicono "uè" oppure "uà"; la "a" finale la pronunziano "o". Le amiche di mia moglie Lina, per esempio la chiamano "Linò". Però non bisogna farsi troppa meraviglia perché ogni parlata si cambia e si trasforma giorno dopo giorno, ma impercettibilmente e senza che nessuno se ne ne accorge. La stessa cosa succede anche al nostro italiano. Ed è proprio di questo che vi parlerò domani. Complimenti ai giovanottini e...mica la Lucia, la Claudia e la Luisa le hanno messe dietro le sbarre? Vatti a fidare! Sembravano cosi brave! Montalbà, valle a liberare che le vogliamo sul terrazzo!!! Notte serena o giorno splendido o chiaro mattino o buona serata a tutte-i dal vostro Giuseppe |
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